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A.A.A. CERCASI FATTEZZE FEMMINILI PER PERIODO INVERNALE

Lo ammetto sono invidiosa…invidio tutte le donne che d’inverno riescono a mantenere almeno una lontana forma femminile.

Le invidio perche’, con disinvoltura, sfoggiano gonnelline, cappottini, sciarpettine, scarpettine e qualsiasi altro riassunto di indumento, senza mostrare la minima sofferenza per il freddo. Ho potuto fare questa profonda osservazione alla fermata dell’autobus, durante il mio breve (ma intenso), periodo di permanenza nel freddo e nebbioso nord. Puntualmente, accanto a me, compariva una donna: bella, alta, bionda e soprattutto poco vestita. Restava li senza scomporsi un attimo, senza battere i denti e senza sfoggiare il classico naso rosso alla Rudolph

Accanto a questa divinità dominatrice del gelo, c’ero io, essere mitologico, metà donna, metà massa informe di strati e strati di vestiti che, per descriverli, dovrei usare solo termini che finiscono con “one”: sciarpone-cappottone-scarpone. Tutto questo “one” di abbigliamento, ovviamente, non giovava, alla mia già non tanto slanciata figura.

Mi rendo conto che, descritto così, il mio outfit invernale può sembrare esagerato, ma vi assicuro che non lo è; soprattutto se avete la temperatura corporea di una donna meridionale che resiste ai 40° umidi e trova il caldo vento di scirocco, un piacevole venticello estivo che ha, come unica controindicazione, la tendenza a rendere gli esseri umani più nervosi e depressi.

Mentre aspetto che la primavera mi restituisca fattezze umane, vado a tuffarmi in metri e metri di sciarpa e se vedete camminare un gomitolo di lana…beh quella sono io.

Se la “sdraiata” fossi io?

Stanotte ho finito di leggere “Gli sdraiati” di Michele Serra. Senza molte difficoltà, in pochi giorni, sono arrivata alla fine del libro.

Non sono ancora genitore e non ho un’età così lontana dall’adolescenza che mi fa dire con serenità “eh ai miei tempi!”; eppure più mi addentravo nella lettura e leggevo delle difficoltà di MicheleSerraPadre, più mi sentivo empaticamente vicina a lui.

Mi sono chiesta “perché?”: perché mi sentivo lontana dal figlio e vicina al padre. Ho ripercorso con la mente i quindici giorni trascorsi a scuola come Prof; ho ricordato le lunghe chiacchierate con mia cugina, quasi diciottenne; ho ripensato a tutte le volte che, per strada, incrociando la “generazione degli sdraiati”, dico “eh ma noi non eravamo così, avevamo degli stimoli, parlavamo con le persone guardandole negli occhi e non attraverso una chat e per incontrar gente non andavamo su Facebook”. Mi sono scoperta genitrice di pensieri qualunquisti e stereotipati, gli stessi pensieri che spesso condanno e dai quali cerco di tenermi lontana.

Allora cosa mi è successo?

Pian piano che andavo avanti con la lettura e mi avvicinavo alla fine del libro, ho capito che i veri “sdraiati”, i veri immobili, siamo noi: fermi nel tentativo di entrare in contatto con un’età che non ci appartiene più. Noi “vecchi sdraiati”, veniamo presi dall’ansia di dover trasmettere, comunicare, trasferire, parlare, far apprendere la “bellezza del mondo”, “la bellezza della vita”, “la bellezza delle cose che ci circondano”, “la bellezza della realtà reale”. Oggi forse, più dei nostri genitori, noi trentenni e qurantenni, temiamo che la miriade di sensazioni e di esperienze vengano inghiottite dal  virtuale. Temiamo di lasciare in eredità il nulla, senza lasciare traccia; cerchiamo conferme del contrario da chi ci fa da specchio con il futuro, senza renderci conto però, che la crescita, per tutte le generazioni, è proprio dietro l’angolo, dobbiamo solo aspettare pazientemente che faccia il suo percorso e arrivi.

I Maya avevano ragione…o forse no

Un anno fa i Maya ci davano per spacciati, invece sono passati altri 365 giorni da quel famoso 21 Dicembre. Dire che non siamo “morti” e “risorti” più di una volta durante quest’anno, sarebbe una bugia.

Il “mondo è finito” quando, sono morte cinquecento persone nel Mare Nostrum, cimitero galleggiante di anime. Il “mondo è finito” quando, abbiamo iniziato a confondere, la voglia di reagire con la violenza fine a se stessa e quando la politica, per noi, ha cominciato a far rima con qualunquismo. “Il mondo è finito” quando, diecimila cuori, hanno smesso di battere nelle troppo lontane Filippine. “Il mondo è finito” quando Napoli, troppo spesso trattata come “una carta sporca”, ha perso la nostra “Città della Scienza”

Il mondo è “risorto”quando, abbiamo rimesso al centro dei nostri discorsi parole come “integrazione, solidarietà, stato sociale”; quando abbiamo capito che, anche l’uomo più potente al mondo, non è una divinità e non è sempre vero che “morto un  Papa se ne fa un altro”. “Il mondo è risolto” quando, abbiamo abbandonato pc, tablet, smartphone, per guardare la cometa ISON, sperando che continuasse a vivere, dopo la lotta contro il gigante Sole.

Il “mondo continua” quando, tutti i giorni, facciamo in modo che sia il nostro Capodanno

Babbo Natale esiste…e c’ho le prove

A Babbo Natale credo ancora.

Ci credo ogni volta che inizio ad abbonare l’albero di Natale; ogni volta che compaiono le luci colorate e ad intermittenza sul balcone della vicina di casa (fanno parte della categoria  “Christmas kitsch” ma è la mia dose annuale di cattivo gusto a cui proprio non posso rinunciare). Ci credo quando, camminando per il centro storico, sento l’odore agrodolce delle bucce dei mandarini bruciacchiate ed ogni volta che mi avvolgo in una sciarpa fatta ai ferri da mia madre (sono sempre molto lunghe, dopo 34 anni, non si rassegna ancora all’idea di avere una figlia formato pocket).

Credo a Babbo Natale ogni volta che, la notte di Natale, nel mio letto, faccio finta di dormire.

A Babbo Natale credo anche in primavera, in estate o in autunno.

Babbo Natale viene a mettere le fresie nel portafiori sul tavolo del salotto in primavera o mi regala il sale tra i capelli d’estate. Credo a Babbo Natale quando, andando da Ba a Bo, scopro che l’autunno esiste ancora ed è fatto di gialli, rossi, arancioni e foglie che cadono come in un film d’autore francese, uno di quelli lunghi e senza molti dialoghi, dove si fa un sapiente uso dell’effetto “vento cinematografico”.

Quando mi viene chiesto: come hai scoperto che Babbo Natale non esiste? Vorrei tanto rispondere che ricordo benissimo quel momento, come ricorderò per sempre dov’ero e cosa facevo (scusate il paragone un po’azzardato) il giorno dell’attentato alle Torri Gemelle; la notte in cui, nel 2006, l’Italia vinse i Mondiali e il cielo era “più azzurro sopra Berlino” o quando è stata votata la decadenza di Berlusconi. Tutti ricordiamo dove eravamo, cosa facevamo e con chi eravamo.  Tuttavia, ogni volta, nel momento in cui sto per rispondere, Babbo Natale torna…e mi ritrovo a dire: Babbo Natale esiste!

“E’ evidente che la gente è poco seria quando parla di destra e sinistra”

In un Paese fatto di “santi, poeti, navigatori, allenatori di calcio e presidenti del Consiglio”, ogni giorno un “cittadino semplice” si sveglia e attraverso tutti i canali comunicativi a sua disposizione, Facebook, Twitter, LiknedIn, WhatsApp, segnali di fumo, piccioni viaggiatori e aerei con messaggi di berlusconiana e cettolaqualunquiana memoria, comunica al mondo la sua formazione politica e si colloca in un gruppo, per distinguersi o uniformarsi, dipende dai punti di vista.

I forzaitalianini, non più pidiellini (distinzione obbligatoria dopo la scissione del PDL), vestono bene: gli uomini in giacca, cravatta e mocassini; le donne – post buonga-bunga – in abitini bon ton per dimostrare che oltre le gambe c’è…lo shatush. Tutti i fan di B hanno spiccato accento milanese, anche se sono nati e cresciuti a Ladispoli; amano un solo ed unico Dio fatto di phard e parrucchino; “vedono la gente comunista”, “vedono la magistratura comunista”, “vedono i giornalisti comunisti”, “vedono i comunisti” e non amano le intercettazioni. I forzaitalianini hanno l’hobby dell’ornitologia: i volatili preferiti sono falchi, papagalli e colombe.

I grillini, nuova specie di elettori italiani, vestono un po’ come vogliono, spesso casual e vanno dal parrucchiere solo e dopo se uno dei due capi capissimi permette loro di farlo, cosa che succede a scadenza decennale. I “cittadini attivi”, non hanno una fede politica ma credono in una religione politeista con a capo un essere mitologico a due teste. I grillini vedono “comblotti” ovunque; combattono la ka$ta; temono le scie chimiche. Sono attenti alle pari opportunità: lottano per i diritti delle sirene, creature marine affascinanti e per i microchip bene comune. Ogni “cittadino attivo” ha una speciale abilità: sa come alternare i punti esclamativi al numero 1, per dare più enfasi ai concetti espressi. L’uso di tutti i social network è alla base della religione grillina.

Infine ci sono i piddini, sempre giovani, guardano alla Obama Style (oh yheaa) per il loro outfit quotidiano, fatto di maniche arrotolate e pantaloni classici o adottano un look dandy, capelli in ordine, riga al lato e mai abiti dai colori troppo forti. Nessun piddino è radical chic, significherebbe essere troppo di sinistra e loro invece, con la faccia da bravi ragazzi, cercano d’essere moderati: di sinistra ma non troppo, di cambiamento ma non troppo, giovani ma non troppo, schierati ma non troppo. Non hanno un unico leader ma tanti, anche troppi e tutto è deciso così democraticamente che fanno scegliere la sorte del proprio partito ad altri